Finanziato dalla comunità europea il progetto Redefine del centro OMS

Sono stati circa 347,000 i migranti richiedenti protezione internazionale giunti in Europa nel 2016 e più di un milione di persone nel 2015 ha attraversato il Mediterraneo.  È quindi di estrema attualità e criticità il tema della tutela della salute nei migranti, in particolare per quanto riguarda la loro salute mentale. Nasce da qui il progetto Redefine, Refugee Emergency: DEFining and Implementing Novel Evidence-based psychosocial Interventions, finanzaito dalla Comunità europea con quasi 3 milioni di euro, all’interno del programma comunitario Horizon 2020.
 
L’ateneo scaligero è coordinatore del progetto, che avrà durata triennale e vede coinvolti altri 9 partner internazionali: World health organization (Svizzera), Stichting Vu (Olanda), Medizinische universitaet Wien (Austria), Istanbul Sehir Universitesi (Turchia), Universitaet Ulm (Germania), Danisk Rode Kors (Danimarca), Turun Yliopisto (Finlandia), University of Liverpool e University of York (Regno Unito).
 
 
“Stime epidemiologiche hanno mostrato che la frequenza di disagio psicologico nei migranti richiedenti protezione internazionale è di circa il 50% e la prevalenza di malattie psichiatriche riguarda il 30-40% di questa popolazione”, spiega Corrado Barbui, responsabile scientifico del progetto e direttore del Centro Oms di ricerca in salute mentale dell’ateneo veronese. “Le patologie più frequenti sono il disturbo da stress post traumatico, la depressione e i disturbi d’ansia. Queste patologie sono collegate a fattori di stress pre-migratori (nel Paese di origine), migratori (durante il percorso dal Paese di origine al paese europeo di arrivo) e post-migratori (nel Paese ospite). Per i migranti con disagio psicologico l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha sviluppato interventi psicosociali, per prevenire l’evoluzione del disagio in vere e proprie patologie psichiatriche. Ad oggi, questi interventi, semplici e di poco costo, sono stati testati in Paesi in via di sviluppo ma mai nei Paesi europei. Per queste ragioni”, prosegue Barbui, “è necessario e urgente verificare l’efficacia di tali interventi psicosociali nel gestire il disagio psicologico ed evitarne l’evoluzione in malattie conclamate”. 
 
Nello specifico, il progetto si propone di testare l’efficacia, in un campione rappresentativo di migranti richiedenti protezione internazionale con disagio psicologico giunti in Europa, di un nuovo intervento psicosociale sviluppato dalla Oms. Tale intervento psicosociale ha come obiettivo quello di migliorare il disagio psicologico evitandone l’evoluzione in patologie psichiatriche conclamate. Una volta verificata la efficacia dell’ intervento psicosociale, il progetto si propone di diffonderne l’utilizzo come componente importante di tutti i programmi sanitari offerti ai migranti.
 
Lo studio è coordinato dal Centro Oms di ricerca in salute mentale dell’ateneo veronese. Gli altri paesi europei dove i migranti richiedenti protezione internazionale verranno reclutati sono il Regno Unito, l’Austria, la Germania e la Finlandia. In aggiunta, anche la Turchia prenderà parte allo studio, e questo è un importante valore aggiunto data l’esposizione massiccia di questo paese all’accoglimento di migranti. L’Oms, la Croce Rossa Internazionale, e l’università di Amsterdam forniranno un contributo metodologico e per quanto riguarda la diffusione e l’implementazione dei risultati.
 
“Lo studio utilizzerà le metodologie di ricerca più avanzate in questo settore, incluso un disegno sperimentale di tipo randomizzato che, a oggi, rappresenta il gold standard per la valutazione della efficacia degli interventi”, spiega ancora Barbui. “Verrà sfruttata l’esperienza metodologica del centro Cochrane Global Mental Health, basato a Verona. Tutti i dati raccolti verranno archiviati a Verona, dove verranno poi condotte le analisi statistiche. Valutata l’efficacia del progetto, sarà necessario diffonderne l’utilizzo di routine in tutti i paesi europei. La gestione del disagio psicologico deve infatti divenire routine in tutti i programmi sanitari offerti ai migranti che giungono in Europa”.
 
Implementare un intervento di questo tipo darà vantaggi di tipo economico, con minori costi sanitari per curare le patologie psichiatriche, e sociali, grazie alla maggiore integrazione, a vantaggio di tutte le comunità europee che accolgono queste popolazioni.
 
Il Centro OMS dell’ateneo scaligero si consolida, quindi, nel ruolo di leadership nella ricerca clinica ed epidemiologica, mettendo sempre di più le proprie competenze al servizio di popolazioni a elevato rischio di sviluppare malattie psichiatriche, presenti a Verona, in Italia, e in altri Paesi europei.   
 
 
 


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